QUANDO LA MENTE VA IN TILT

I disturbi della personalità

I recenti episodi di omicidio di una ragazza di 15 anni in Puglia, della infermiera rumena a Roma e di tanti altri episodi analoghi che leggiamo e

vediamo quotidianamente sui giornali ed in TV ci invitano a riflettere sulle ragioni per cui la nostra mente va in tilt: vi sono delle ragioni legate ad una patologia di base che può indurre a tali efferatezze o piuttosto, analogamente ad un corto circuito elettrico, ognuno di noi può compiere azioni così devastanti ed antisociali che compromettono la vita degli altri ed il proprio futuro?

Molti miei pazienti che soffrono di ansia e/o di depressione sono preoccupati dopo le notizie che apprendono quotidianamente sull'omicidio di Avetrana se può accadere anche a loro di fare del male agli altri! In realtà ognuno di noi ha esperienza di situazioni particolari in cui per fatti spesso banali ci si accapiglia per una precedenza negata, per una lite sul rigore negato dall'arbitro o per una parola di troppo ma generalmente non accade nulla di drammatico anche se a volte occorre chiamare il 118: anche in queste situazioni possiamo verificare la differenza di “stile” o, per essere più precisi, la differenza di “personalità” fra i vari soggetti impegnati in una polemica. E se andiamo a verificare le reazioni di vari soggetti di fronte a situazioni non più banali ma molto serie come i sentimenti di gelosia, di invidia, di sopraffazione, di perdita del posto di lavoro, la differenza di comportamento è sostenuta dalla differenza di personalità.

Il problema riguarda essenzialmente quei soggetti che hanno disturbi di personalità di cui non è sempre agevole accorgersi prima che si realizzi un evento drammatico. Molti giornalisti chiedono agli amici ed ai parenti di quanti si sono resi responsabili di un delitto se si trattava di persone tranquille o manifestavano disturbi o una qualsiasi patologia psichiatrica, la risposta è quasi sempre “era un persona che non ha mai dato fastidio a nessuno, era un gran lavoratore, non può essere stato lui/lei”. In realtà se noi escludiamo casi eclatanti di soggetti precedentemente ricoverati in reparti psichiatrici responsabili di particolari episodi antisociali, la stragrande maggioranza delle persone che compiono un delitto sembrano in precedenza delle persone perfettamente normali, ma nascondono una patologia psichiatrica subclinica responsabile degli atti criminali.

La patologia psichiatrica che si occupa dei disturbi della personalità comprende almeno una decina di specifici disturbi che hanno in comune un modello di comportamento che si discosta dalle aspettative della cultura di quel soggetto, nel particolare contesto sociale in cui questi vive ed è stato educato: tali disturbi sono già riconoscibili durante l'adolescenza o nella prima età adulta, possono peggiorare e stabilizzarsi nelle età successive ma, il più delle volte tendono a ridimensionarsi nell'età adulta. Qualche storia clinica attinta nell'archivio dei miei pazienti può aiutare a capire come si presentano tali disturbi che, raramente, possono portare anche ad azioni antisociali-

Mario è un ragazzo di 24 anni, di “buona famiglia”, studente universitario, in trattamento da tre anni per una serie di disturbi che in parte erano iniziati ai 18 anni quando venne visitato per la prima volta da uno psichiatra perché manifestava una notevole impulsività e difficoltà nel rapporto con gli amici; gli fu consigliato un ansiolitico che non ridimensionò affatto tali disturbi, successivamente ha fatto due anni di psicoterapia senza risultati apprezzabili. Negli ultimi due anni Mario è peggiorato: una sera tenta il suicidio, bevendo della varechina, viene salvato con una lavanda gastrica e nei giorni successivi manifesta comportamenti di spericolatezza nella guida della sua auto, peggiora l'impulsività nei confronti dei genitori, con irritabilità ed ansia che a volte durano solo poche ore, sentimenti di vuoto ed alterazione del suo senso di identità. Si tratta di un “disturbo borderline di personalità” in cui il frequente uso di spinelli dopo i sedici anni ha avuto una particolare importanza nel favorire questa patologia, anche se la “separazione dei genitori” ha esercitato un ruolo non secondario. Mario viene curato con psicoterapia e qualche farmaco che gli consentono di stare molto meglio nel giro di un anno quando riprende a studiare ed a frequentare i suoi vecchi amici.

La storia di Michele inizia molto precocemente, ai14 anni, quando presenta un marcato disagio nel rapporto con i famigliari ed i suoi amici, ai 17 anni ha delle strane credenze nella magia, nella telepatia, un linguaggio strano, ipereleborato, circostanziato, aneddotico, comportamento eccentrico, ansia eccessiva ed esperienze percettive insolite, sospettoso, tende ad isolarsi e non risponde neppure alle telefonate dei suoi amici. Viene nel mio studio a 22 anni, utilizzava diversi farmaci (neurolettici, stabilizzanti dell'umore ed ansiolitici) con risultati molto modesti. Viene formulata la diagnosi di “disturbo schizotipo di personalità” e trattato con psicoterapia ed una parte dei farmaci che già utilizzava. Il recupero del rapporto sociale ed una più equilibrata visione della propria personalità, una maggiore fiducia e stima nelle proprie capacità vengono conseguiti già dopo cinque mesi di trattamento. Michele sta continuando con successo il recupero, frequenta gli amici, ha ripreso gli studi, è tornato in palestra con piena soddisfazione della sua famiglia. Fra le cause che hanno contribuito nello sviluppo della sua patologia sicuramente ha contribuito una componente genetica (una zia materna è schizofrenica, il nonno si era suicidato) e problemi psicologici vissuti nel periodo della scuola media quando veniva deriso dai suoi amici per le “orecchie a sventola” e per la bocciatura, a suo avviso ingiusta alla prima media.

Angela è una ragazza di 28 anni che soffre dall'età di 19 anni quando si recò a Roma per studiare scienze politiche presso la Luiss (il suo sogno era fare l'ambasciatrice). Fin dai primi mesi di soggiorno a Roma, notò che si accentuavano alcuni comportamenti che la mamma le rimproverava dopo le scuole medie, per una particolare attenzione per l'ordine, la pulizia, l'esigenza di lavarsi spesso le mani; tale comportamento interferisce con lo studio e la produttività nelle mansioni quotidiane che le impediscono di frequentare le amiche e gli svaghi. Angela si mostra inflessibile sui valori etici e religiosi, esageratamente coscienziosa ed incapace di buttare via gli appunti inutili, le scarpe non più utilizzabili, vestiti che non usa da un pezzo, è rigida, testarda ed avara (penso al futuro!), presta una particolare attenzione ai dettagli, controlla ripetutamente quello che fa in cerca di eventuali errori fino ad escludere le attività di tempo libero e le amicizie. Si tratta chiaramente di un “disturbo ossessivo-compulsivo di personalità”: un disturbo abbastanza frequente per il quale spesso vengono consultati diversi psichiatri e psicoterapeuti senza ottenere una guarigione perché il trattamento di questa patologia, soprattutto nelle forme più gravi, è particolarmente complesso. Angela si è avvalsa di una terapia combinata che comprende la psicoterapia, qualche farmaco ed una moderna strumentazione il TMS (transcranic magnetic stimulation) utilizzata in diversi Centri italiani fra cui il nostro Centro Cefalee e Neuropsichiatria di Ostuni, ottenendo risultati molto soddisfacenti.

I disturbi di personalità sono meno rari di quanto si immagina e, accanto a numerosi ed altri disturbi psichiatrici possono rappresentare la premessa per comportamenti antisociali. Oggi cominciamo a conoscere i meccanismi neurochimici alla base di tali disturbi e conosciamo meglio di ieri le tecniche con cui possiamo affrontare e risolvere tali problemi. È indispensabile una presa di coscienza da parte delle famiglie e della società per un tempestivo intervento che consenta un futuro più sereno per la nostra comunità.


Prof. Giovanni D'Attoma, Spec. Neuropsichiatra, Psicoterapeuta

I DISTURBI PSICOSOMATICI

Quanti pazienti ne soffrono? Si tratta di una patologia reale o immaginaria? Come affronta questo tema la psichiatria moderna?

Quali sono i trattamenti più recenti

 

Prof. Giovanni D’Attoma, neuropsichiatra, psicoterapeuta

 

Se frequentate un ambulatorio di medicina generale vi capiterà di incontrare pazienti che si lamentano di malanni che riguardano disturbi gastrointestinali con nausea, diarrea, meteorismo, disfunzioni sessuali, dolori dappertutto, dalla testa ai piedi, vertigini ecc. , tanti specialisti, tanti farmaci, tanti sacrifici economici ma i disturbi non si risolvono! Potete chiedervi se tanti disturbi corrispondono a tante malattie, ad una malattia immaginaria o se si tratta di pazienti che ostentano tanti disturbi per una patologia di natura psicosomatica?

In realtà tali disturbi vengono tuttora diagnosticati come distonia “neurovegetativa” o “disturbi psicosomatici” o nell’attuale dizione (DSM V) “disturbo da sintomi somatici” che a sua volta comprende la più conosciuta “ipocondria”, “l’isteria”, il disturbo di “dismorfismo corporeo” “malato immaginario” sia pure con caratteristiche un po’ diverse.

Vorrei raccontare un caso clinico che ho curato recentemente: si tratta di una paziente che chiamiamo Giuliana (il suo vero nome è diverso) di 42 anni che mi parla per oltre un’ora dei suoi disturbi, imprecando contro molti medici che l’hanno definita depressa, nervosa, ansiosa e da tutti è stata curata (giustamente!) con psicofarmaci senza risultati apprezzabili; ha fatto la RMN al cervello ed alla colonna vertebrale, diverse ecografie e radiografie, ECG, EEG, esami del sangue e tante ricette di neurologi, internisti, gastroenterologi, ecc. Una paziente con queste caratteristiche viene a costare al Servizio Sanitario Nazionale un pozzo di soldi con la più totale insoddisfazione dell’utente.

Giuliana mi racconta una litania di sintomi iniziati dopo la quinta elementare per cui la buonanima di sua madre era enormemente preoccupata: da allora aveva frequenti dolori addominali e dopo la prima media non continuò gli studi, poi la sua storia clinica si arricchisce di sintomi come “un nodo alla gola”, senso di sbandamento, difficoltà nella deglutizione, cicli mestruali irregolari, spesso diarrea e vomito, cefalea, dolori alle braccia e alle spalle, ecc. Ogni volta che si recava in ambulatorio dal suo medico di famiglia, cioè ogni settimana, veniva “accontentata” con nuovi farmaci, altre prescrizioni di esami e visite specialistiche: una paziente difficile per ogni medico.

Non è indispensabile che tali pazienti hanno tutti i sintomi di Giuliana, sono sufficienti quattro di questi sintomi per sospettare un “disturbo somatoforme”, anche se ogni medico prima di fare una diagnosi dovrà valutare attentamente la possibilità di una patologia organica.

Quali sono le cause di una patologia così invalidante, cronica, apparentemente inguaribile? Quasi tutti i medici da cui Giuliana è stata visitata hanno opportunamente riferito i disturbi ad una condizione ansiosa o alla depressione o ad una malattia psicosomatica dopo aver attentamente scartato una origine organica.

Per quali ragioni l’ansia può incidere così profondamente su tutta la persona? Per quali motivi e con quali meccanismi biochimici l’ansia viene canalizzata con un’opera di “traduzione-conversione” sul versante corporeo?

Nella storia della Medicina l’intuizione di una correlazione fra eventi stressanti della vita e malattia è antica ma occorre risalire a Freud per conoscere una chiave di lettura diversa dal passato nel comprendere il fenomeno della somatizzazione fin da quando riuscì ad individuare, negli “studi sull’isteria”, il ruolo centrale della sofferenza psichica nel coinvolgimento delle risposte somatiche.

Gli studi di questi ultimi anni hanno consentito di comprendere il ruolo di alcune strutture subcorticali, in particolare dell’amigdala e dell’ipotalamo (vera e propria centralina della nostra emotività) attraverso la risposta dell’asse ipotalamo - ipofisi - surreni ad una condizione di stress e l’individuazione del cortisolo e dei recettori glucocorticoidi nel favorire una disfunzione ipotalamica da cui sostanzialmente dipende l’ansia e la sua somatizzazione. Mi farebbe piacere spiegare i meccanismi neurochimici alla base di questa cascata di fenomeni (stress - risposta ipotalamica - ansia - turbe - psicosomatiche) evidenziati dagli studi più recenti ma non sarebbe sufficiente questa pagina per una esauriente comprensione.

Vi è un altro importantissimo fattore che va sottolineato e su cui si è fatta luce recentemente rappresentato dalla predisposizione genetica a questo tipo di disturbi: vi sono soggetti che subiscono molte condizioni di stress e vivono bene ma coloro che sono geneticamente predisposti vanno, molto spesso, incontro a questi disturbi.

A questo punto diventa estremamente interessante capire come andrebbe risolto questo intreccio fra un vissuto disturbante, la risposta psicosomatica e le complicanze che la sua cronicizzazione comporta. La stragrande maggioranza dei medici ritiene che il ruolo della psicoterapia, altri ancora ritengono di utilizzare farmaci e psicoterapia, altri ancora consigliano la medicina alternativa, altri ancora offrono omeopatia e mille chiacchiere. Nella realtà i risultati sono spesso deludenti.

Nel Centro Cefalee e Neuropsichiatria di Ostuni, vengono utilizzati farmaci con molta parsimonia (spesso solo un farmaco), tecniche di psicoterapia neurobiologica, con particolare attenzione ai fattori che favoriscono la cronicizzazione della malattia. Nele forme più gravi utilizziamo una tecnica introdotta recentemente in Medicina: il TMS (transcranic magnetic stimulation) con risultati molto soddisfacenti.

 

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